«Devo mettere il lotto sull'etichetta? E che numero ci scrivo?» Risposta breve: se vendi alimenti preimballati, il lotto è quasi sempre obbligatorio, e il formato lo decidi tu. Risposta completa: il numero stampato in etichetta è solo la punta dell'iceberg. Il lotto è il filo che lega ogni vaschetta alle materie prime con cui l'hai prodotta e ai clienti a cui l'hai venduta — ed è quel filo, non il numero in sé, a salvarti quando arriva un'allerta.

In breve

  • Per gli alimenti preimballati l'indicazione del lotto in etichetta è obbligatoria, salvo eccezioni.
  • Il formato lo decide l'operatore: è libero, preceduto dalla lettera L quando non si distingue chiaramente dalle altre indicazioni.
  • Eccezioni principali (da verificare caso per caso): prodotti agricoli sfusi venduti o avviati alla prima lavorazione, alimenti con TMC o data di scadenza in chiaro con almeno giorno e mese, gelati in porzioni individuali in determinate condizioni, confezioni molto piccole.
  • Le violazioni sono punite con sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 231/2017.

Cosa dice la legge

Il riferimento europeo è la Direttiva 2011/91/UE, relativa alle diciture che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare. In Italia la materia è oggi disciplinata dal D.Lgs. 231/2017, lo stesso decreto che regola le sanzioni sull'etichettatura alimentare. Il principio è semplice: ogni alimento preimballato deve riportare un'indicazione che permetta di risalire alla partita omogenea di cui fa parte — cioè all'insieme di unità prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze praticamente identiche.

Il lotto è determinato dall'operatore: il produttore, il confezionatore o il primo venditore stabilito nell'Unione Europea. La legge non impone né un formato né una lunghezza: chiede solo che la dicitura sia preceduta dalla lettera «L» quando non si distingue chiaramente dalle altre indicazioni in etichetta. «L20260611», «L45-A», «LOTTO 231» sono tutti formati validi.

Le eccezioni più rilevanti, da verificare sempre nel dettaglio per il proprio caso, riguardano: i prodotti agricoli che dall'azienda agricola sono venduti sfusi o avviati verso centri di deposito, condizionamento o prima lavorazione; gli alimenti il cui termine minimo di conservazione o data di scadenza figura in etichetta con l'indicazione in chiaro almeno del giorno e del mese (in quel caso la data può fare le veci del lotto); i gelati in porzioni individuali, in determinate condizioni, per i quali il lotto può comparire sull'imballaggio multiplo; le confezioni con la faccia più grande molto piccola. Anche gli alimenti venduti sfusi al consumatore finale non richiedono il lotto in etichetta — ma, come vedremo, non sono esonerati dalla tracciabilità.

Chi non rispetta le disposizioni sul lotto rischia le sanzioni amministrative pecuniarie del D.Lgs. 231/2017, che per queste violazioni arrivano in genere a diverse migliaia di euro. E c'è un secondo binario normativo da non confondere con il primo: il Reg. CE 178/2002, che all'articolo 18 impone a tutti gli operatori la rintracciabilità, cioè la capacità di documentare da chi hanno ricevuto ogni alimento e a quali imprese l'hanno fornito. Il lotto in etichetta e la rintracciabilità interna sono due obblighi distinti che funzionano davvero solo insieme: il primo identifica la partita, il secondo le dà una storia.

Come si crea un numero di lotto

Qui la legge ti lascia campo libero, e proprio per questo conviene scegliere un criterio con la testa. Un buon numero di lotto deve rispondere a una sola domanda: se domani devo ritirare questo prodotto, quanto altro prodotto ritiro insieme a lui? Questi sono i criteri più usati nelle piccole e medie produzioni alimentari:

CriterioEsempioPro e contro
Data di produzioneL20260611Semplice, immediato, non richiede registri aggiuntivi. Però tutte le produzioni della giornata finiscono nello stesso lotto: un problema su una ricetta blocca tutto il giorno.
Data + turno o produzioneL20260611-A, L20260611-2Distingue mattina e pomeriggio, o produzioni diverse della stessa giornata. Più granulare con poco sforzo; richiede solo costanza nell'assegnare il suffisso.
Data di scadenza come lotto (quando ammesso)«Da consumarsi entro 15/06/2026» con giorno e mese in chiaroZero codici extra in etichetta. Ma è il criterio meno granulare: tutte le produzioni con la stessa scadenza diventano un unico lotto, e in un richiamo ritiri tutto insieme.
Progressivo per ricetta o produzioneL0245-RAGUMassima precisione: ogni singola produzione è un lotto a sé, e in un richiamo blocchi solo quella. Richiede un registro di produzione o un gestionale che generi il progressivo da solo.

La regola d'oro: più il lotto è granulare, meno prodotto ritiri in un richiamo. Un laboratorio che produce ragù, lasagne e arrosto nella stessa mattina e usa un unico lotto giornaliero, in caso di problema sul ragù deve richiamare anche lasagne e arrosto: hanno lo stesso numero. Con un lotto per produzione, richiama solo il ragù. La granularità non costa nulla in etichetta — costa solo organizzazione, ed è esattamente il tipo di lavoro che un software fa al posto tuo.

Il lotto in etichetta è solo metà del lavoro

Le guide sull'etichettatura si fermano quasi sempre qui: numero scelto, lettera L, etichetta a posto. Ma il lotto stampato serve al cliente e all'ispettore. A te serve il legame interno, che è tutta un'altra cosa: da quale carico di materia prima viene questo lotto? Con quale lotto di carne ho fatto questo ragù? A quali clienti o negozi l'ho venduto? Se il numero in etichetta non è collegato a queste risposte, è una formalità che supera il controllo sull'etichetta ma non ti protegge quando conta.

Scenario concreto: giovedì pomeriggio il tuo fornitore ti avvisa che la partita di pistacchi consegnata la settimana scorsa è oggetto di allerta per aflatossine. Domanda immediata: in quali tue produzioni è finita quella partita? Se hai il legame interno, in pochi minuti sai che riguarda i lotti L0241 e L0243 della crema di pistacchio, sai che 30 vasetti sono ancora in cella e 18 sono andati a due rivenditori, e chiami solo loro. Se non ce l'hai, l'unica risposta prudente è ritirare tutto ciò che potrebbe contenere pistacchio prodotto nelle ultime due settimane: svuoti il banco, butti il magazzino e richiami tutti i clienti.

È questa la differenza tra avere un numero di lotto e avere una tracciabilità. Il Reg. CE 178/2002 ti chiede la seconda — e in un richiamo reale è la seconda a decidere quanto ti costa. Per approfondire come si costruisce il legame tra carichi, produzioni e vendite, leggi la nostra guida alla tracciabilità e rintracciabilità alimentare.

Come gestirlo senza fogli Excel

Gestire i lotti a mano significa tenere allineati tre punti: il registro dei carichi in entrata, il quaderno (o il foglio Excel) delle produzioni e le etichette stampate. Ogni passaggio manuale è un'occasione per perdere il filo: un carico non annotato, una produzione registrata il giorno dopo, un'etichetta con il lotto della settimana prima rimasta nella stampante.

Con un software di tracciabilità lotti il flusso si inverte: il numero di lotto si genera al momento della produzione, con il criterio che hai scelto, ed eredita automaticamente i lotti delle materie prime utilizzate nella ricetta. Da lì finisce in etichetta da solo, con la stampa delle etichette collegata alla produzione: niente codici ricopiati a mano, niente lotto sbagliato sul prodotto giusto. E quando arriva un'allerta, la gestione dei richiami parte dal lotto e ti mostra in pochi secondi carichi di origine, produzioni coinvolte e destinatari: esattamente il legame interno che il numero stampato, da solo, non ti dà.

Il risultato pratico: l'obbligo di etichetta è rispettato senza pensarci, e la tracciabilità interna — quella che ti salva nel richiamo — si costruisce da sola, a ogni produzione.